36 Ore a Tel Aviv

E’ possibile visitare Tel Aviv in 36 ore? Abbiamo raccolto per voi un itinerario per farvi vivere il meglio di questa città: dai suoi mercati ai locali notturni, dalle spiagge ai ristoranti! Tel Aviv è una “piccola New York orientale”, una delle città più dinamiche e moderne del mondo. Questa città multiculturale è piena di sorprese che è bene scoprire!

Tel Aviv-Jaffa è una metropoli costiera con 400.000 e ha il sole 300 giorni l’anno!  Tel Aviv è una città che non dorme mai, in cui la ricerca del caffè perfetto o della terrazza in cui cenare con tanto di vista, sembra avere la precedenza sulla politica!

Tel Aviv collega due stili di vita: quello tradizionale a sud ricollegato a Jaffa, ricca di storia e cultura e quello moderno del nord di Tel Aviv, dove le giovani generazioni fanno festa, ideano start-up e frequentano ragazzi e ragazze provenienti da tutto il mondo.si I turisti amano questa città. Ecco cosa fare a Tel Aviv con sole 36 ore! 

Venerdì

Rothschild-12

1- Luci bianche

Tel Aviv è stata fondata nel 1909. Nel cuore della città di Tel Aviv c’è la cosiddetta “Città Bianca”: 4000 edifici progettati nel 1930 dagli architetti ebrei nello stile Bauhaus, caratterizzato da linee semplici e balconi geometrici. La Città Bianca è patrimonio mondiale dall’UNESCO che, nel corso del decennio, ha lavorato per ripristinare le sue opere. La più ricca collezione di gioielli architettonici si trova lungo Rothschild Boulevard. I turisti si avventurano in questo lungo viale alberato, con bar all’aperto, e una splendida area verde centrale. Tra le istituzioni e principali siti culturali di questa strada vi sono: Casa Baumel (Rothschild 87); la vecchia Ambasciata russa (46 Rothschild); e Rubinsky-Braun Haus (Rothschild 82).

2- Tel Aviv è la città che non dorme mai

Alle 18.00, arriva il momento dell’happy hour! Il ristorante “Rothschild 12” offre una varietà di antipasti di ogni dimensione, come la tartare di salmone sul pane tostato (il prezzo varia da € 3,5 a 6 euro) con un cocktail (6 euro). Al tramonto, la stanza sul retro si trasforma in una sala da musica decorata con arte di strada, dove DJ e band suonano dal vivo.

Shuk-HaPishpeshim-in-Jaffa

3- Il Mercato la sera

Jaffa è una delle città più antiche al mondo dove le diverse comunità coesistono da secoli. Nel 1950, Jaffa è stata unificata a Tel Aviv. Durante il giorno, il mercato delle pulci di Jaffa si anima con i fornitori di antiquariato. Di notte il mercato, di nome Shuk HaPishpeshim si trasforma in un meraviglioso spazio di luci scintillanti e ristoranti all’aperto. Al ristorante Puaa si può gustare la crema di sesamo rosso, fatta con pomodori grigliati, per 85 shekel. Nel vicolo Shaffa Barre vi è un bar molto accogliente in cui prendere qualcosa da bere. C’è anche la Lima, un piatto di origine rumena, che è una purea di fagioli con pomodori, peperoni e pane caldo per 35 shekel.

4- Si balla!

Alle 23:00 è il momento di ballare! Se si vuole trovare un locale a Jaffa, si può andare ad Anna Lou Lou. Si tratta di un centro culturale e un bar in un seminterrato. Un ambiente di festa dove hipsters convivono con persone di tutte le provenienze. Musulmani, ebrei, cristiani, eterosessuali o omosessuali, ballano tutti insieme fino all’alba.

Sabato

 

1- Pasti con vista eccezionale

Alle 10:00, la classica colazione  israeliana : due uova, pane e insalate. Oppure, se avete voglia di una colazione continentale che comprende melanzane grigliate, pesce affumicato e ceviche fresco (da 4,8 a 6 euro) andate al Manta Ray.

Telofun

2- Giro in bicicletta

 Tel Aviv offre delle biciclette a noleggio con Tel-O-Fun. È possibile noleggiare una bicicletta (5,5 euro) il sabato e nei giorni festivi; 17 shekel per gli altri giorni della settimana). La costa di Tel Aviv è composta da una successione di spiagge. Iniziate con la spiaggia Alma Beach vicino al Manta Ray e pedalate verso il nord, lì trovate la spiaggia gay vicino all’Hotel Hilton, adiacente alla spiaggia religiosa. Pedalate ancora un po ‘e non rimarrete delusi dalla spiaggia di Metzizim.

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3- Pausa di cultura

Alle 16.00, una pausa all’insegna della cultura.  Neve Tzedek è un quartiere artistico dove si trova il Centro Suzanne Dellal, un campus che raccoglie diverse compagnie di danza tra cui la famosa Batsheva che ha acquisito una reputazione internazionale. Dopo lo spettacolo, si può passeggiare nella vecchia stazione, troverete negozi come Bikaleh (Shabazi 54), Gabriel (Shabazi 13) e Razili Il Noa e Sketch Studio. Vi è venuta fame? Meshek Barzilay offre snack, frullati e insalate o, se si preferite, Anita offre un ottimo gelato.

4- Rivoluzione culinaria

Alle 21.00… si mangia! La cucina israeliana non è più limitata ai falafel o al hummus. . Giovani chef sempre alla ricerca di influenze culinarie internazionali hanno ridefinito la cucina israeliana. Al Mizlala aperto dallo Chef Meir Adoni si può iniziare il pasto con un Kubaneh di Zvia, un pane ebraico yemenita arricchito con peperoni verdi (8 euro). È possibile ordinare un insalata di calamari con gamberetti (20,5 euro) e un filetto di vitello alla liquirizia servito su una crema di harissa (34 euro).

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5-Arte di strada

A seguire, godetevi gli affreschi street art, giù per le scale verso la discoteca Kuli Alma troverete una sorta di giardino urbano. Kuli Alma è il punto di incontro della vita notturna con DJ internazionali e gallerie d’arte di artisti che vogliono godere di uno spazio creativo e di design. I cocktail vengono serviti intorno a 9,5 euro.

Domenica

1- Birra a colazione

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Al Café Xoho, posto vegetariano, per colazione si ordina uova strapazzate servite con panna e guarnizioni a seconda delle stagioni e birra aromatizzata (11,5 euro). Per ordinare un caffè, si può andare al Brew Coffee Shop che si specializza in infusione a freddo .

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2-Al mercato

Passeggiate per le bancarelle di Shuk Hacarmel dove troverete ciò che ogni israeliano mangiano tutti i giorni. Iniziate con Allenby e Sheinkin. Alcune parti del mercato sono state rinnovate, ma conservano la loro originalità. Fermatevi al Humus Magen David, un famoso hummus che si trova in un’antica sinagoga.

 Fonte: The New York Times 

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