Chi è l’uomo che ha creato l’ebraico moderno?

Chi è l'uomo che ha creato l'ebraico moderno?

A riscoprire, inventare o ricreare le parole che oggi si usano in ebraico è stato Eliezer Ben Yehuda, nato a Luzhky, un villaggio della Lituania, il 7 gennaio 1858 e morto a Gerusalemme il 21 dicembre 1922.

Per decenni, “il padre dell’ebraico moderno”, come viene spesso definito, si dedicò a far tornare l’ebraico una lingua viva e parlata.

La prima parola che creò fu millon, che significa “dizionario”. Non tutte le parole che si usano oggi in Israele per indicare oggetti moderni sono state introdotte da Ben Yehuda.

Ketifa è la parola ebraica che indica il “velluto” e fu scelta da David Yudelevich, uno dei primi insegnanti di ebraico in Israele. Quando Yudelevich si trovò a tradurre nella “nuova” lingua il Don Chisciotte di Cervantes, nel 1894, molte parole mancavano all’appello, e una di queste era l’equivalente di “velluto”. A quel punto si rivolse all’arabo, credendo di aver trovato il sinonimo esatto per la stoffa appunto in ketifa.

In arabo katifat significa la pianta dell’amaranto e viene usata a volte anche per indicare un vestito di buona qualità. Yudelevich non si accorse della sottigliezza e la sua proposta, usata per la prima volta per le gesta del cavaliere della Mancia, passò nel dizionario di Ben Yehuda, e di lì all’uso corrente.

Nel 1890 Ben Yehuda ha fondato il “Comitato della lingua ebraica” che nel 1953 si è trasformato in “Accademia della Lingua Ebraica”.

Eliezer Ben Yehuda

Eliezer Ben Yehuda

La prima grammatica dell’ebraico di Israele risale al 1934, nel frattempo il dizionario di Ben Yehuda venne continuato nei decenni successivi dai professori dell’università di Gerusalemme M.H. Segal e N.H. Tur-Sinai, fino all’ultimo volume, il numero 17, pubblicato nel 1959.

Oggi l’alfabeto ebraico è di tipo abjad, cioè esclusivamente consonantico. Consta infatti di 22 lettere, tutte consonanti. I suoni vocalici sono indicati da puntini o linee (nekudot) tracciati sopra o sotto la consonante. La scrittura procede da destra a sinistra. L’ebraico attribuisce alle lettere anche un valore numerico.

L’ebraico viene utilizzato ad ogni livello di comunicazione individuale e collettiva: nel mondo dell’economia, nell’istruzione, nel mondo scientifico e accademico, nel commercio, nello sport e in ogni altro campo della vita sociale.

Opere scritte in ebraico vengono comunemente tradotte in più di venti lingue, italiano compreso. Nel 1966 lo scrittore israeliano Shmuel Yosef Agnon è stato insignito del premio nobel per la letteratura.

Non è difficile, mentre ci si sta godendo le meraviglie delle città israeliane, sentire parole come:

Shalomשלןם (Ciao)

Boker Tovבוקר טוב (Buongiorno)

Erev Tovערב טוב (Buonasera)

Layla Tovלילה טוב (Buonanotte)

Lechaimלחיים (Cin cin/Alla vita, si usa nei brindisi)

Mazal Tov מזל טוב (Auguri/Congratulazioni)

Todàתודה (Grazie)

Bevakashaבבקשה (Prego/Per favore)

Kenכן (Sì)

Loלא (No)

‘Aniאני (Io)

Nehedarנהדר (Fantastico)

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